Volta Mantovana

Volta Mantovana


I primi insediamenti si possono far risalire alla media età del bronzo, quando si formarono piccole comunità sulle colline moreniche e lungo il corso del fiume Mincio (Isolone del Mincio). Il territorio, intensamente abitato da popolazioni celtiche, non sfuggì alla penetrazione degli Etruschi ed alla colonizzazione dei Romani, come ci documentano vari reperti archeologici ora custoditi nel Museo Archeologico di Cavriana. Fin dall’Alto Medioevo si andarono strutturando quella curtis e quel castrum che tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo vennero inclusi nel sistema economico e difensivo della potente famiglia Canossa, che estendeva il suo dominio dalla Toscana al Mantovano. Nei secoli XI, XII e XIII Volta Mantovana risulta formata dal centro fortificato difeso dalle mura, dalla curtis, dalla Pieve e da alcuni gruppi di case sorte sia dentro che attorno alle mura. Volta Mantovana e Cereta, ora sua frazione, sono politicamente sottomessi al Comune di Mantova e successivamente passano sotto il dominio della signoria dei Bonacolsi e poi dei Gonzaga, come parte integrante dello stato mantovano. Alla metà del 1400 Ludovico Gonzaga fa costruire all’interno del centro fortificato il palazzo, utilizzato dalla corte mantovana come luogo di delizie o rifugio da pestilenze che flagellano Mantova. Nel 1600 sorgono due conventi, quello dei Francescani e quello delle Orsoline, poi Domenicane, all’interno del borgo fortificato: che saranno poi soppressi con l’arrivo in Italia delle truppe napoleoniche e con l’affermarsi della Repubblica Cisalpina. Passata sotto il dominio austriaco, Volta viene interessata dalle guerre d’Indipendenza: il 26 e 27 luglio 1848 vi si svolge una battaglia tra le truppe austriache e i soldati di Carlo Alberto. Nel palazzo Gonzaga Guerrieri il re di Sardegna emana, l’11 Aprile dello stesso anno il decreto che assegna la nuova bandiera tricolore alle sue navi da guerra e a quelle della marina mercantile. Sempre qui il 24 giugno 1859 l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe assiste alla ritirata del suo esercito sconfitto a Solferino, mentre nella Terza Guerra d‟Indipendenza vi risiede il comando di alcuni corpi d’armata dell’esercito italiano. Seguirà le sorti del Regno d‟Italia e della Repubblica Italiana a cui darà un proprio figlio che nel secondo dopoguerra divenne Presidente del Consiglio: Ivanoe Bonomi.

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